Dove i pellegrini si rinfrescano col vino!
Iniziamo dal nome: Montefiascone non è un monte, ma uno splendido paese adagiato su una collina. Il suo “Belvedere”, infatti, è una terrazza a circa 600 m s.l.m. da cui si può ammirare un paesaggio mozzafiato a ridosso del lago di Bolsena.
Probabilmente il nome deriva da “mons faliscorum“, ovvero il “monte dei Falisci“, un popolo italico dell’Etruria meridionale che approdò in quest’area per difendersi dall’avanzata dei Romani.
Sorgendo sulle pendici della caldera di un antico vulcano (da cui ha origine il lago di Bolsena), il territorio è ricco di terreni vulcanici, come il tufo, che favoriscono la coltivazione dei vigneti. Ed è proprio alle sue uve che Montefiascone deve la fama del suo prodotto locale più conosciuto ed esportato: l’Est! Est!! Est!!!
Se non la conosceste, vi consiglio di scoprire in questo articolo la leggenda legata al nome di questo vino bianco – da bere rigorosamente freddo – che, tra l’altro, è molto apprezzato dai pellegrini che percorrono la via Francigena.
L’arrivo a Montefiascone, infatti, val bene un brindisi poiché, dopo giorni di viaggio, il passaggio sotto l’arco di piazza Vittorio Emanuele, segna l’inizio degli ultimi 100 km di pellegrinaggio fino alla destinazione, ovvero San Pietro!

Arrivare in auto
Si arriva a Montefiascone percorrendo la SS2 “via Cassia Nuova“, che vi passa attraverso dal chilometro 97 al chilometro 102.
Tramite la Strada Provinciale 8 “Verentana” si possono raggiungere i comuni di Marta e Capodimonte.
Tramite la Strada statale 71 “Umbro Casentinese Romagnola“, che parte proprio da Montefiascone, si arriva fino alla città a Ravenna.
Per visitare il centro storico è possibile lasciare la vostra auto nel comodo parcheggio gratuito di via del Castagno (accesso da via Cassia Nuova) oppure, nei numerosi parcheggi blu a pagamento lungo le strade che portano al borgo. In questo caso, per uscire dall’annoso problema degli spicci da inserire nel parcometro, vi segnalo che qui funziona bene l’app easypark.
Arrivare in treno
La stazione ferroviaria di Montefiascone è situata sulla linea Viterbo – Attigliano – Orte.
Da Roma Termini è possibile raggiungere la destinazione in meno di un’ora e mezza.
Da non perdere (secondo me)
Come ogni borgo, anche Montefiascone regala sorprese nuove ogni volta che ti capita di passeggiare per le sue strade.
Se aveste poco tempo, vi suggerisco anzitutto di andare in piazza Vittorio Emanuele, passare sotto l’arco in direzione del Comune, prendere via Casti sulla destra e percorrerla fino alla passeggiata di va Piave, dove vi si aprirà un meraviglioso panorama sul lago di Bolsena.
Dal punto di vista culturale e religioso, invece, vi consiglio queste altre tappe:
♦ Cattedrale di Santa Margherita
Oltre a essere intitolata alla patrona del paese, la cattedrale è uno dei monumenti religiosi più importanti della Tuscia: la sua cupola, dai 27 metri di diametro e 23 metri di altezza è una delle più grandi d’Italia, riconoscibile da quasi tutta la provincia di Viterbo.
La chiesa originale, a pianta ottagonale, risale al periodo tra il 1400e il 1500 su progetto dell’architetto Michele Sammicheli. I 2 livelli ospitano una chiesa inferiore e una superiore che, inizialmente, era coperta da un tetto. Le cronache narrano che per un lungo periodo la messa fu celebrata a cielo aperto, vista la mancanza del soffitto. Quest’ultimo, però, durò poco, perché fu distrutto da un incendio durante il venerdì santo del 1670. Al suo posto, l’architetto Carlo Fontana eresse l’attuale cupola che, nel 1674, cambiò radicalmente il profilo della cattedrale e la rese riconoscibile dai territori circostanti.
Colpisce subito anche a un profano come me la differenza tra la semplicità delle mura esterne, con le statue di san Flaviano e santa Margherita, e la meticolosa bellezza degli interni, tra cui la statua marmorea di Santa Margherita di Antiochia, gli affreschi sulla cupola e lungo tutto il timpano sopra le finestre e alternati alle statue di marmo, il bellissimo crocifisso ligneo e il coro intarsiato ai lati dell’altare.
Sebbene molte località italiane e francesi vantino il possesso delle sue reliquie, le spoglie di Santa Margherita di Antiochia si trovano qui!
Una volta usciti dalla porta principale, dirigetevi a destra e imboccate le scalette verso il basso che costeggiano le mura della cattedrale fino a una terrazza panoramica: arriverete all’ingresso della cripta, anch’essa di pianta ottagonale. In un misto di pietra dal sapore antico e marmo bianco dai tratti più moderni, vi sentirete trasportare in un abbraccio mistico che avvolge l’altare posto al centro… quasi protetto dalle colonne che lo circondano. All’interno dell’altare è conservato il corpo di Santa Lucia Filippini.
Molto bella anche la saletta del battistero, a cui si accede da alcune scalette laterali, che dà l’idea di immergersi nell’acqua scendendo verso il fonte battesimale.
Nel febbraio del 1943 papa Pio XII elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore.
♦ Chiesa di san Flaviano
La chiesa di San Flaviano Martire (in realtà sarebbe una basilica minore) è di origini medievali ed è posizionata sull’antica via francigena. È dedicata a san Flaviano, martire della Chiesa cattolica e presenta uno stile romanico-gotico.
in realtà, si tratta di due edifici sovrapposti: due chiese orientate in senso opposto l’una rispetto all’altra. La chiesa inferiore risale al 1032, ma modifiche successive si sono avute nel XIII e nel XV secolo.
Per la chiesa inferiore dovete seguire una scalinata esterna laterale, che conduce ad una terrazza panoramica dove si trova il portale gotico che permette di accedere alle tre navate terminanti con tre absidi. Alla fine della navata di destra è presente una scala per raggiungere la chiesa superiore, anch’essa a 3 navate.
La facciata presenta anche una loggia rinascimentale coperta da tettoia che sovrasta il portale ed è sormontata, a sua volta, dal rosone centrale e dal campanile a vela sulla sinistra.
Dal punto di vista artistico, possiamo ammirare alcuni affreschi di scuola romana e toscana risalenti al XIV secolo, altri di scuola umbra del XV secolo e la Cattedra di Urbano IV (da cui il titolo di “cattedrale”).
Infine, vale la pena citare la presenza della tomba del vescovo Johannes Defuk, la cui storia è legata a quella del famoso vino locale Est! Est!! Est!!!. Se non la conosceste, leggetela in questo articolo!
Accanto alla tomba è possibile vedere ancora l’iscrizione posta dal fedele servo Martino:
«Est est est propter nimium est hic Johannes De Fuk dominus meus mortuus est»
(Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk)
♦ Rocca dei papi
La Rocca dei papi è una fortezza medioevale eretta a difesa del paese su un’altura strategica, a 633 m s.l.m., da cui si dominano tutti i territori circostanti.
Sebbene vi siano tracce di fortificazioni già dall’epoca etrusca, è nel Medioevo che troviamo la prima vera roccaforte, probabilmente in legno, per la difesa della posizione sulla via francigena. La fortezza fu occupata da Federico Barbarossa nel XII secolo e successivamente riconquistata dalle truppe pontificie di Innocenzo III che vi trasferì la sede del Rettore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia apportando modifiche strutturali che le diedero un aspetto più simile a quello attuale, ovvero come una rocca a pianta trapezoidale con quattro torri angolari.
Durante la cosiddetta Cattività avignonese, la rocca di Montefiascone divenne il centro da cui i pontefici amministrarono gli affari politici dei loro domini nel Centro Italia e, successivamente, il centro della campagna di riconquista del Lazio da parte del papato.
Nel XVI secolo vennero apportate le maggiori migliorie alla struttura, come il cortile rinascimentale di Antonio da Sangallo il Giovane e il consolidamento delle mura di cinta. Per questo molti papi utilizzarono la rocca come residenza estiva.
Dalla seconda metà del 1500, con il papa Paolo III Farnese, iniziò il declino della sua importanza grazie al decentramento dei poteri e al trasferimento dell’arsenale bellico alla fortezza di Perugia, fino alla cessione della rocca al cardinale Gregorio Barbarigo, che la depredò di materiali per la costruzione del nuovo seminario, trasformandola, di fatto, in un magazzino.
Lo stato italiano confiscò il bene nel 1870, per restituirlo al comune di Montefiascone che, dal 1983, ha effettuato importanti lavori di restauro e di recupero.






















