by Nemo

Perché “Nemo”

Leggendo il sottotitolo di questo blog, qualcuno si sarà chiesto chi sia il Capitano Nemo.
E già se siete di quelli che non lo confondono col pesce pagliaccio amico figlio di Marlin e amico di Dori, possiamo andare d’accordo!

Nemo è stato da sempre il mio nickname nei social network, anche quando i social network erano molto meno social e intuitivi di oggi, quindi i network erano per pochi nerd patiti dell’informatica disposti a chattare in modalità testuale con un 8088 e il modem attaccato al doppino telefonico, stando attenti alla tariffazione oraria della SIP!
Per il nome, mi sono ispirato al leggendario “Capitano Nemo” descritto da Jules Verne in Ventimila leghe sotto i mari.

Prof. Arronaux: Voi amate il mare, capitano?

Nemo: Sì! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e sano. È l’immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l’infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale.

Nel secondo romanzo, L’isola misteriosa, Verne ci svela che il Capitano Nemo è in realtà il principe Dakkar, figlio di un rajah indiano. Essendo sopravvissuto alla conquista dell’India da parte dell’Impero Britannico, ma dato per morto dagli inglesi, si dedica quindi alla ricerca scientifica e diventa il capitano Nemo. Egli è un ingegnere che ha studiato in Europa e America e sviluppa, utilizzando le proprie ricchezze, un avanzato sottomarino elettrico, il Nautilus.
Pur rimanendo indiano nell’anima, sviluppa un forte spirito cosmopolita e, con un equipaggio di fedeli marinai naviga per i mari combattendo l’ingiustizia e distruggendo le navi della marina britannica.

Nemo non accetta compromessi, se non quello di adattare la sua condizione umana al mondo mutevole del mare. Questo spirito di adattamento e profondo rispetto per il mare, si evince nel motto del Nautilus:

“Mobilis in Mobile”
[Mobile in un elemento mobile]

Ecco il perché del mio attaccamento a questa figura: Nemo è pronto a muoversi e cambiare in un elemento che si muove e cambia a sua volta, adattandosi e scoprendo cose nuove, senza alcuna presunzione di pretendere che il mondo intorno a lui debba seguire le regole che si porta da casa… e non è forse questo lo spirito di un viaggio?
La capacità di adattarsi, di cambiare, di ascoltare e di scoprire.
Il rispetto per le terre che visiti, le culture, le tradizioni e i modi di vivere delle persone che incontri.
In poche parole, Nemo mi ispira a vivere nel modo giusto l’avventura di viaggiare!

No, tranquilli: non ho intenzione di affondare nessuna nave inglese!

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Sulle pareti del canyon di Fjaðrárgljúfur
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