Cupola della Basilica Reale di San Francesco il Grande

Real Basilica de San Francisco el Grande

(forse) la più bella di Madrid!

by Nemo

La cupola più grande di Spagna

Immaginate il Poverello d’Assisi che, nel 1217, si reca in pellegrinaggio a Santiago de Compostela e, al ritorno in patria, decide di passare per Madrid che, per chiarezza, non era ancora la capitale della Spagna. A quel tempo, infatti, la penisola iberica era frammentata in vari regni e territori e si stava vivendo il tempo della cosiddetta “Reconquista” grazie alla quale i regni cristiani del nord riuscirono a conquistare e unificare l’intero territorio in un processo che durò oltre cinque secoli.
In questo luogo e in questo tempo, si narra a metà tra storia e leggenda, San Francesco fondò un piccolo convento di frati.

Quando, nel 1561, Madrid divenne la capitale della Spagna, il convento divenne importante, tanto che ricevette l’carico di custodire i luoghi santi conquistati dai crociati. Il convento e la comunità dei francescano crebbero, fino al punto che la prima versione del convento non fu più né sufficiente, né adeguata all’importanza rivestita dall’ordine. Dal 1760 in poi fu un susseguirsi di progetti e rettifiche per costruire un tempio che testimoniasse la grandezza e la magnificenza del santo.

Già dai primi disegni si voleva un’area circolare interna che contenesse l’assemblea dei fedeli, coperta da un’immensa cupola. Si alternarono architetti del calibro di Francisco Cabezas, a cui si deve il primo progetto, Antonio Pio, che realizzò la cupola nel 1770, e Francesco Sabatini, che completò la facciata e le torri. Il nuovo tempio fu inaugurato nel 1784.

La nuova cupola, posta a 72 metri da terra, era alta 58 metri e aveva un diametro di 33 metri, al momento dell’inaugurazione era la più grande di Spagna e la quinta in tutto il mondo della cristianità, dopo San Pietro in Vaticano (42,5 m), San Biagio nella Foresta Nera (36 m), Santa Maria del Fiore a Firenze (42-45 m, non a pianta circolare come le altre) e il Pantheon a Roma (43,4 m).

Ma i tempi bui arrivano anche per questo spettacolare edificio: Giuseppe Bonaparte, regnante dal 1808, chiese di rimodellare gli interni per adibirli a parlamento, mentre nel 1812 fu adibito a ospedale e nel 1838 a comando di fanteria. Nel frattempo i frati erano stati espulsi e lo Stato prese il controllo della Giunta Protettrice dell’Obra Pía de Jerusalén.
Dal 1879, il Ministero delle Finanze, dietro la spinta del politico Antonio Canovas de Castillo, chiamò a raccolta numerosi artisti per rivedere la dotazione artistica dell’edificio in un restauro che durò più di dieci anni. I progetti e i bozzetti sono tutt’oggi conservati nel Museo del Prado.
Solo nel 1929, il cattolicissimo re Alfonso XIII di Spagna restituì il rinnovato tempio all’ordine francescano.
Il 30 giugno 1962 papa Giovanni XXIII elevò la chiesa di San Francisco el Grande al rango di basilica minore e l’8 novembre venne riconsacrata sotto la protezione di Nostra Signora degli Angeli.

La cupola vista dai giardini di San Francesco
La cupola vista dai giardini di San Francesco
La facciata realizzata dal Sabatini
La facciata realizzata dal Sabatini
El Sueño de San Isidro
El Sueño de San Isidro

La facciata è imponente, se riferita alle sue dimensioni, ma per quanto colpisca l’occhio del passante, non brilla per armonia o installazioni artistiche: sembra più voler dare l’impressione di solidità e forza nei secoli. La forma tondeggiante della facciata, in uno stile tra il tardobarocco e il neoclassico, e la balaustra superiore con le quattro statue di santi smorzano la prospettiva e sminuiscono un po’, a mio modestissimo parere, la cupola, che invece dovrebbe essere esaltata e incorniciata, visto che è un capolavoro di arte, ingegneria e architettura.
Vi suggerisco, però, di prestare attenzione alle tre porte centrali, che sono delle vere opere d’arte: Cristo crocifisso ha accanto a sé la Fede e la Speranza, mentre sui due lati sono raffigurati i due ladroni. La salita dei gradini, dunque, è una salita metaforica del visitatore/pellegrino al Calvario.

No: decisamente, se ci si limitasse a giudicarla dall’esterno, la basilica non invita a dedicarle del tempo per una visita.

Prima di entrare, per riappacificarvi con questa struttura, vi consiglio di accedere ai Jardines de San Francisco, sulla sinistra rispetto all’ingresso. Si tratta di semplicissimi giardinetti che terminano con una balconata che offre una splendida a perdita d’occhio su Madrid. Osservando San Francesco da questa prospettiva, si ammira meglio l’imponenza della cupola e la varietà di forme della struttura, dalle due torri che ospitano 19 campane alle cupole minori che ricoprono le cappelle laterali (chiaramente, si vedono solo le 3 cupole di questo lato).
Inoltre, nella parte alta del giardini, c’è una statua intitolata “El Sueño de San Isidro” che raffigura San Isidro Labrador mentre riposa sotto la protezione di un angelo. La statua è dello scultore catalano Santiago Costa Vaqué e, a mio parere, infonde una serenità che vale la pena contemplare per qualche minuto prima di rituffarsi nella visita di Madrid.

Se vi siete riposati, è ora di entrare nella basilica!

Siti utili

Una cosa che mi ha colpito di questa chiesa è che non brilla per accoglienza: i giorni e gli orari delle visite sono limitati e, in estate, ho trovato la chiesa chiusa anche quando avrebbe dovuto essere aperta. Ho partecipato a una messa la domenica mattina, per essere buttato fuori pochi minuti dopo la benedizione.
Per sicurezza, quando sarete in zona, vi consiglio di consultare le informazioni su Google Maps o sul sito esmadrid.com.

Il biglietto d’ingresso costa pochi euro (quando sono andato io era 5€) e comprende anche il museo. Sono previste riduzioni. Il giovedì l’ingresso è gratuito.
Se siete un gruppo consistente, non è una cattiva idea inviare una mail a sanfranciscoelgrande@archimadrid.es per verificare orari preferenziali o tariffe agevolate.

La fermata metro più vicina è La Latina o la Puerta de Toledo (entrambe sulla Linea 5) ma se vi trovaste in zona Cattedrale o Palazzo Reale, vi consiglio una piacevole passeggiata a piedi per Calle de Bailen.

L'interno della Basilica Reale di San Francesco il Grande
L'interno della Basilica Reale di San Francesco il Grande

L’interno della basilica

Superata una delle porte d’ingresso (vi consiglio di ammirare gli intarsi lignei esterni della porta centrale) ci si trova nel vestibolo che affaccia direttamente sulla grande e unica navata che taglia l’area circolare per guidare lo sguardo verso l’abside contenente l’altare maggiore. La forma circolare della chiesa giustifica, finalmente, la convessità della facciata esterna del Sabatini.
A vegliare su questa grande piazza interna ci sono le statue degli apostoli, alte 2,5 metri ciascuna e scolpite in marmo di carrara.

L’altare maggiore

La cappella maggiore, nell’abside circoscritta da una balconata in marmo, brilla di luce propria, grazie a splendidi elementi decorativi in legno, marmo, bronzo e, soprattutto, in oro. Gli artisti Manuel Domínguez e di Alejandro Ferrant hanno realizzato i quattro grandi dipinti ispirati alla vita di San Francesco che fanno da cornice alla tela centrale posta nel coro, l’Apparizione di Gesù e Maria a San Francesco d’Assisi di Francisco Bayeu. La stessa volta risplende d’oro grazie alle decorazioni di José Marcelo Contreras.
La cappella sembra posta sotto la custodia dei 4 evangelisti, le cui statue poggiano su quattro piedistalli di marmo nero. I due pulpiti rialzati ai lati del presbiterio sono in marmo di Carrara.
Il coro in legno è stato “sottratto” al monastero di Santa Maria del Parral, a Segovia.

La cupola

Abbiamo già parlato in apertura di questo articolo delle imponenti proporzioni di quest’opera in pietra, ma puoi capire di quale magnificenza si tratti solo quando vi cammini sotto… fidatevi: passerete i primi minuti a far roteare gli occhi non sapendo dove posarli per la molteplicità di meraviglie che vi si presenteranno davanti.
Lo spazio è diviso in 8 settori che presentano diverse figure di re, religiosi e santi nell’atto di rendere omaggio alla Nostra Signora degli Angeli. Furono impiegati diversi artisti, sotto la supervisione di Carlos Luis de Ribera y Fieve, un pittore spagnolo della prima metà dell’800. Le pitture sono state realizzate su pannelli, successivamente applicati all’interno della cupola.
Le vetrate alla base della cupola furono aggiunte solo nel 1882, disegnate da Francisco Javier Amérigo y Aparici (pittore di Valencia specializzato in scene storiche) e realizzate in Germania.

Le Cappelle laterali

Ai lati della “rotonda”, protette dagli apostoli, ci sono 6 cappelle minori, 3 per lato, ciascuna col suo altare e la sua cupola (visibile dall’esterno).

Le sei cappelle secondarie sono disposte simmetricamente, tre sul lato settentrionale della rotonda e tre sul lato meridionale. Sono separate dal grande spazio circolare da pilastri, che sostengono archi a tutto sesto. I cancelli non invogliano a visitarle, ma si possono ammirare dall’esterno (ho partecipato alla messa di una domenica mattina di agosto in una di esse).  Procedendo da sinistra in senso orario, troviamo:

  • La Cappella di San Bernardino, detta anche Cappella di Goya, poiché il dipinto principale è La predicazione di San Bernardino da Siena ad Alfonso V di Aragona realizzato da Francisco Goya nel 1784.
    Non voglio svelarvi nulla, ma se cercate un piccolo cartello a lato della cappella, avrete delle indicazioni per trovare l’autoritratto di Goya nel quadro di fronte a voi.
  • La Cappella di Santiago è dedicata, chiaramente, a San Giacmo Maggiore e ospita simboli ed effigi degli ordini militari.
  • La Cappella di Carlos III è dominato dalla tela de La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione del pittore spagnolo Eugenio Oliva y Rodrigo e contiene l’immagine della Vergine dell’oblio .

Sul lato opposto, dopo l’altare maggiore,

  • La Cappella del Sagrario, bella, mesta e con un suggestivo Cristo crocifisso dietro l’altare.
  • La Cappella della Purissima presenta un altare in marmo di Carrara del 1600 contornato da 3 affreschi di Carlos Luis de Ribeira,
  • La Cappella di Sant’Antonio da Padova. contiene un’immagine dell’Immacolata Concezione di Mariano Salvador Maella Pérez del 1784.

Il Museo

Non si tratta di un vero e proprio spazio museale, ma dei corridoi dietro l’altare maggiore che portano alla sacrestia e alla sala del Capitolo (dopo la chiesa e il chiostro, il Capitolo è l’area più importante di un monastero poiché si decide della vita della comunità monastica).
Oltre alla loro bellezza architettonica, questi spazi sono strapieni di arte, a partire dai 51 quadri, disposti nei corridoi in ordine cronologico, ispirati alla vita di San Francesco.

Lallero.itLaudato si’

Diario di Viaggio


Quando vedo chiese come questa non posso non restare a bocca aperta e lodare l’impegno di artisti, ingegneri e architetti che, nei secoli, si sono avvicendati e completati reciprocamente nella realizzazione di qualcosa di unico e irripetibile.
La chiesa più famosa, la cupola più grande, gli affreschi più belli, i marmi più pregiati, i dipinti più numerosi, … è spettacolare! E chi può negarlo?

Eppure devo confessarvi che sento sempre quella strana sensazione di disagio, all’estero come in Italia, quando realizzo che il santo a cui è dedicato il tempio più [metteteci l’aggettivo più bello che avete] è Francesco.
Molta della mia spiritualità si è sviluppata ad Assisi o comunque in comunità che degli scritti di San Francesco e dalla sua Regola traevano insegnamento. Quando mi accosto a un dipinto in cui costruisce una chiesa mattone su mattone, quando prega davanti al crocifisso di San Damiano, quando si accosta ai lebbrosi e ai poveri, sento sempre nella mente le note della canzoncina “semplicità, sorella mia” di “Forza Venite Gente” che ebbi la fortuna di vedere dal vivo ad Assisi con la magistrale interpretazione di Silvio Spaccesi.

Lo so da me che senza l’ispirazione non si realizza niente e che l’arte, nella sua bellezza e nei messaggi che ispira in chi la ammira, è uno dei tanti modi per pregare e dare testimonianza di colui o di coloro che l’hanno ispirata. Però non posso farci niente e quando vedo la magnificenza e l’opulenza accostata al “poverello”, colui che si fece bastare un saio, una bisaccia  con un pezzo di pane e la fede nella provvidenza, non posso non essere un po’ a disagio.

La semplicità, per Francesco, non era ingenuità o ignoranza, ma piuttosto la sapienza di sapersi accontentare di ciò che si ha: nella povertà delle cose, lui cantava la vera ricchezza e vedeva la semplicità come una sorella con cui camminare in una straordinaria vita di fede e servizio.


La santa umiltà confonde la superbia e tutti gli uomini che sono nel mondo.

San Francesco d’Assisi

Francesco era il santo di madre Terra, di fratello Sole, di sorella luna e delle stelle, colui che loda chi perdona e chi sostiene la pace, colui che, avendo percepito l’essenziale, arriva a chiamare sorella persino la morte.
Non me ne vogliate, però… bellina pure la cupola più grande di Spagna.

Interni di San Francesco il Grande
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La Cappella dell'Altare Maggiore
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