La vista, i puffin, la porta di lava
Lasciata Skogafoss e passata la deviazione per il “Solheimasandur Plane Wreck”, quando saremo a 10-12 minuti dal villaggio di Vik, sulla destra troveremo la deviazione per la strada n.218 (Dyrhólavegur) che, costeggiando un’insenatura, vi porterà al parcheggio di uno dei punti panoramici più belli d’Islanda, Dyrhólaey.
Si tratta di una penisola che termina con una spettacolare scogliera che può raggiungere l’altezza di 115 metri slm e si getta verticalmente nelle acque dell’oceano.
Seguendo due sentieri che vanno in direzione opposta si arriva a due punti panoramici di raro impatto visivo sia verso la costa a est, verso la spiaggia nera di Solheimafjara e l’isola di Heimaey, sia verso la costa a ovest, sovrastando la fiabesca spiaggia nera di Reynisfjara dove cui spicca il pinnacolo di Arnardragur e le formazioni rocciose laviche che si ergono nel mare. Un faro domina la collina più alta in prossimità di uno dei due punti di osservazione: risale al 1927 e vanta la lente di rifrazione più grande di tutti i fari islandesi.
Guardando in acqua si distinguono alcune formazioni rocciose, ovvero delle rocce laviche che sembrano spuntare dal mare. La più grande tra esse, alta 56 metri, porta il nome di “Háidrangur“.
Infine, guardando verso nord, è possibile ammirare il ghiacciaio Mýrdalsjökull da una posizione privilegiata.
Grazie a un po’ di confidenza con le parole islandesi, il nome descrive molte delle caratteristiche di questo posto:
- “dyr” significa “porta” e rimanda al misterioso arco di roccia vulcanica che si erge sul mare come l’estrema protuberanza meridionale dell’Islanda (isole escluse);
- “hóla” significa “collina” e si riferisce al fatto che il promontorio si innalza sul mare agevolando una vista spettacolare sulla costa e sul mare;
- “eyja” significa “isola” e rimanda alla storia geologica del posto, quando l’arco era un’isola separata dal resto della terra emersa.
In definitiva, Dyrhólaey potrebbe essere tradotto come “l’isola della collina della porta“. La porta in questione è l’imponente arco di basalto conosciuto come Hálsanefshellir che si è formato dalla lava e si protende verso il mare costituendo di fatto il punto più a sud di tutta l’Islanda (isole escluse).
Da maggio ad agosto il questo promontorio sul mare diventa un paradiso per gli amanti del birdwatching, ma anche per i fotografi professionisti che vogliono immortalare da vicino le pulcinelle di mare. Questi volatili, infatti, nidificano qui in questo periodo e se ne contano migliaia di esemplari
C’è bisogno di dirvi com’era il tempo?
Reynisfjara: la spiaggia nera e i troll in fuga
Ciò che si vede dall’alto di Dyrhólaey, dal belvedere est, è facilmente raggiungibile in circa 20 minuti tornando sulla Ring Road e imboccando, sempre sulla destra, la strada n.215 (Reynishverfisvegur). A piedi si raggiunge la famosissima Reynisfjara Black Sand Beach, la spiaggia di sabbia nera più amata e fotografata d’Islanda.
Passeggiare in questo luogo è come entrare in un altro mondo, su questa passerella nera di origine vulcanica (ovviamente) che corre tra l’oceano, perennemente mosso e a volte violento e l’acqua più calma entrata nell’insenatura delimitata dalla penisola di Dyrhólaey. Completano il quadro le colonne di basalto, le scogliere a picco e le grotte, senza dimenticare la torre nera, ovvero la scultura naturale al centro della spiaggia: Arnardrangur!
Premesso che potete trovare questa spiaggia in moltissime ambientazioni cinematografiche e televisive, vi segnalo una spettacolare ripresa della zona e di alcune attrazioni nei paraggi nel video “Ti ho voluto bene veramente” di Marco Mengoni che si conclude con una panoramica dall’alto del villaggio di Vik, di cui vi parlerò tra poco.
Inoltre, qui sono state girate anche alcune scene della quinta stagione di Vikings e del film “Star Trek: Into Darkness“.
Le colonne basaltiche dalla classica forma esagonale alla base della montagna sembrano formare un grande organo. Seguendole verso est vi portano alla spiaggia nera di Reynishverfi dove c’è la caverna Hálsanefshellir, immortalata anch’essa in molti film e molte serie.
Permettetemi ancora un passaggio sulla pericolosità di Reynisfjara che a primo impatto può sembrare molto tranquilla: molti turisti ci hanno perso la vita per aver sottovalutato la forza delle onde improvvise e violente (chiamate sneaker waves), quindi il consiglio è di programmare la visita quando c’è bassa marea ed evitando di dare le spalle al mare per troppo tempo.
A testimoniare la forza implacabile dell’erosione delle acque ci sono anche i grandi faraglioni in mezzo al mare, resti di un tratto di costa che non c’è più: i faraglioni di Reynisdrangar. Vi ricordate la leggenda norvegese dei Troll che venivano pietrificati dalla luce del sole? In Islanda c’è una storia popolare che è molto simile secondo cui i faraglioni siano in realtà tre giganti pietrificati dall’alba mentre cercavano di depredare una nave di passaggio. Casomai voleste fare la loro conoscenza, i loro nomi sono Skessudrangur, Langhamar e Landdrangur.
Il video di Marco Mengoni ambientato a Reynisfjara
In questo videoclip potrete riconoscere Dyrhólaey e Reynisfjara, ma anche una laguna glaciale che secondo me è Fjallsárlón
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Per questa pagina, ho pensato che il simbolo più indicato fosse un peluche di un puffin!
Il villaggio di Vik
Il nome completo sarebbe Vík í Mýrdal, ma tutti la conoscono come Vik. E quando dico tutti, intendo tutti coloro che devono per forza passare di qua per visitare l’Islanda mentre percorre la Þjóðvegur.
Non c’è molto in questo posto, ma quello che c’è è importante per chi viaggia: pompa di benzina, ristorante, hotel per spezzare in due tappe la visita della costa meridionale.
Inoltre, da Vik parte un sentiero verso la spiaggia di Reynisfjara al cospetto dei faraglioni di Reynisdrangar come non li avete mai visti nella loro imponenza.
Chi arriva non può non essere subito colpito da Víkurkirkja, la chiesa di Vik in legno bianco e tetto rosso, un soggetto fotografico che vi permetterà di immortalare scorci di sicuro effetto per le vostre foto.
Il fatto che la parola “vik” sia la parte finale di Reykjavik (baia dei fumi) o Husavik (baia dei tremori) ci suggerisce che Vik voglia dire semplicemente “baia“. Ed è proprio la bellissima baia che ci colpisce se decidiamo di salire un po’ verso la montagna.
Con una mezz’oretta a disposizione, infatti, vi consiglio di salire verso la chiesa per lo splendido panorama che troverete con una vista privilegiata sui faraglioni di Reynisdrangar e il promontorio di Dyrhólaey.













