Maria Maddalena

Santuario di Santa Maria della Vita

by Nemo

Il miracolo del dipinto mariano

La chiesa di Santa Maria della Vita sorse verso la fine del 1200 ad opera del movimento dei Disciplinati, o Flagellanti. Verso la fine del 1300 Pietro Giovanni Lianori vi aggiunse il dipinto della Madonna in trono con bambino e Santi. Questo dipinto fu importante per la chiesa poiché il suo ritrovamento definito “miracoloso”, nel 1614 diede il via a una venerazione a cui vennero attribuite numerose guorigioni.
Per la presenza di questa immagine, quindi, la chiesa divenne un santuario mariano.

L’attuale forma  dovuta al restauro che seguì al crollo del 1686: Giovanni Battista Bergonzoni realizzò una pianta ellittica sulla quale venne posta una cupola circa un secolo dopo.

C’è da dire che originariamente, dal 1275, il complessa servì a ospitare un servizio di assistenza per infermi e pellegrini, di cui la chiesa doveva essere una cappella. Successivamente, con lo spostamento dell’Ospedale della Vita, tutti gli spazi divennero parte del santuario.
L’attuale facciata fu compiuta solo nel 1905 da Luigi Leonida Bertolazzi, grazie ai fondi rimediati con un lascito testamentario.

Il santuario si trova in Via Clavature, 20, nel cosiddetto Quadrilatero, non molto distante da Piazza Maggiore e proprio accanto al Mercato di Mezzo. La facciata non colpisce particolarmente, e forse è per questo che, una volta entrati, è difficile non sentire un senso di stupore.
Ci si aspetterebbe un ambiente piccolo, conforme alla stradina da cui si è entrati, e invece la lunga navata che termina nello spazio centrale sormontato dalla cupola ovale di Giuseppe Tubertini, una delle più alte di Bologna, creano un ambiente luminoso e accogliente.

La cupola ovale
La cupola ovale

L’interno, rinnovato nel Settecento, ha tratti classici con colonne bianche, grandi archi, affreschi e tanto oro. La cupola poggia proprio su quattro grandi archi ornati con affreschi e stucchi. Alla base della cupola, nei pennacchi, sono rappresentate le quattro Sibille: Cumana, Frisia, Eritrea e Persica.

Il tempo di mettere a fuoco e si notano due cappelle maggiori e quattro più piccole:

  • Sulla destra, la prima cappella è dedicata a San Giuseppe e infatti contiene un’immagine del falegname col figlio Gesù.
  • La seconda cappelle, più grande, è dedicata a San Girolamo.
  • La terza cappella di questo lato è dedicata a Sant’Anna e infatti contiene una sua rappresentazione con la figlia Maria.
  • La cappella maggiore di destra la lasciamo stare perché merita un capitolo a parte più avanti.

L’altare maggiore è sormontato da un’edicola dove due angeli reggono un medaglione contenente Dio Padre benedicente. Al centro dell’edicola c’è quanto resta del dipinto miracoloso della Madonna in trono con Bambino che dà il titolo al santuario.
Nelle nicchie ai lati dell’altare sono poste le statue della Continenza e dell’Umiltà realizzate da Petronio Tadolini.

All’interno della cupola Gaetano Gandolfi ha impiegato 3 anni (dal 1776 al 1779) pe realizzare questo affresco dell’Assunzione della Vergine.

La facciata del santuario
San Giuseppe con Gesù
L'altare maggiore
Sant'Anna con Maria

L’urlo di pietra!

Vi avevo detto che avrei tenuto la cappella alla destra dell’altare per ultima, e quindi è arrivato il momento di svelarne il contenuto. Per accedere bisogna pagare un biglietto che definirei “simbolico” poiché è di pochi euro. Vi assicuro che ne vale la pena perché, un volta entrati, vi troverete faccia a faccia con una delle più belle opere che potrete trovare a Bologna: il Compianto su Cristo morto di Niccolò dell’Arca.

Si tratta di sette figure in terracotta di dimensioni reali realizzate, probabilmente, nella seconda metà del 1400.

Al centro c’è Cristo, disteso con la testa reclinata su un cuscino. A disperarsi per la sua morte, intorno al corpo, ci sono Giuseppe d’Arimatea, Maria di Giuseppe (madre di Giacomo il Maggiore e Giovanni l’evangelista), Maria di Nazareth, San Giovanni apostolo, Maria di Cleofa e Maria Maddalena.

Se per alcune figure il dolore è intenso ma composto, quasi stessero trattenendo le lacrime, nelle altre, in particolar modo nelle donne, la disperazione prende vita e conferisce una forma unica alla terracotta: i volto sono tirati e deformati dal dolore e le vesti formano drappeggi dovuto al vento e ai movimenti disperati delle protagoniste.

State lì a osservare per un po’ quei volti, faccia a faccia, e anche voi, dopo poco, vi chiederete, come fece il giovane d’Annunzio,

“Puoi tu immaginare cosa sia l’urlo pietrificato?”

Il dolore di Maria di Nazareth
Il dolore di Maria di Nazareth
L'incredulità di Maria di Giuseppe
L'incredulità di Maria di Giuseppe
La disperazione di Maria di Cleofa
La disperazione di Maria di Cleofa
La corsa di Maria Maddalena
La corsa di Maria Maddalena
Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell'Arca
Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell'Arca
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