Uno dei tanti ponti sulla laguna glaciale a sud

Alla scoperta dell’Islanda

In viaggio tra gli infiniti paesaggi forgiati dal ghiaccio e dal fuoco

by Nemo

Il Viaggio

Quando ripenso a quei 10 giorni in Islanda, penso ancora al “Viaggio“, quello bello, quello intenso, quello che ti ricordi tutta la vita.
Sembra una banalità, ma un viaggio ha in sé tanti elementi che lo rendono unico e irripetibile, degno di essere ricordato: l’Islanda ha fatto in modo che questi elementi ci fossero!
C’è stata l’avventura, su strade strette, a volte sterrate, circondate da acqua oppure da campi sterminati di lava pietrificata.
C’è stata la meraviglia, a ogni nuovo paesaggio che incontravo: coste, fiordi, pianure a perdita d’occhio, paesaggi lunari, colline, montagne, ghiacciai, laghi e lagune.
C’è stato il brivido, a contatto con una natura ancora selvaggia su cui l’uomo può poco, se non cercare di convivere con essa.
C’è stato il rumore delle città e della gente incontrata, ma anche il silenzio di spazi in cui mi ritrovavo completamente solo.
E ancora, tutti i sensi sono stati stimolati: c’è stato il gusto di tante cose nuove da mangiare, l’odore dello zolfo nelle bocche dei vulcani, il suono delle cascate, il contatto delle dita col ghiaccio millenario degli iceberg, la vista incredula di fronte alla danza di una megattera al largo di un fiordo.
Non so se esista il “mal d’Islanda“, come spesso si dice per l’Africa, ma è certo che, al termine della vacanza, si parte già con la voglia di tornare!

 

Il mio itinerario sulle strade d’Islanda

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Un itinerario “basic”

Comincio con una premessa doverosa: per me è stata la prima volta nella terra del ghiaccio e del fuoco.
Sono certo che che ci siano tante altre tappe interessanti oltre a quelle che ho toccato io, e con il senno di poi ne ho trovati tantissimi, anche a pochi chilometri dai luoghi in cui ero stato.
Però, seguendo il vecchio adagio “se ti fermi a vedere tutto, rischi di non vedere niente“, ho pianificato un itinerario che mi permettesse di vedere le principali attrazioni naturali e paesaggistiche, lasciandomi anche il tempo necessario per godere di una pausa caffè, rilassarmi in una piscina termale o recuperare imprevisti o ritardi sul carnet di marcia.

Come sempre, utilizzate pure la mia esperienza per costruire la vostra: il viaggio ideale è quello che siamo in grado di sognare e i posti più belli sono quelli che ci fanno stare bene!

Nota: viaggio “basic” non vuol dire “economico”: se mi conoscete un po’, sapete che ogni tanto mi piace anche stare comodo!
Altra nota: nei testi che seguono, mi limiterò a elencarvi le tappe del viaggio, rinviando le descrizioni dei luoghi agli articoli specifici. Provo a mettere alcuni link nel testo, ma per non fare troppa confusione, fate riferimento alla pagina dedicata all’Islanda.
Ultimissima nota, lo giuro: se vedete dei nomi scritti tra parentesi con caratteri strani e 4 o 5 consonanti di seguito con un paio di “j”, probabilmente è il nome originale norvegese dell’attrazione o della località.

Strade d'Islanda
Strade d'Islanda
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Le indicazioni in islandese
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Strada d'Islanda vicino a Skaftareldahraun

Primo giorno

A meno che non sia una spesa folle, di solito preferisco prendere aerei che mi facciano arrivare a destinazione in mattinata: se si è sufficientemente riposati, si guadagna una giornata di vacanza (e si spende una notte in meno di albergo).
Nel caso dell’Islanda, non avendo trovato voli diretti, ho fatto scalo con Finnair a Helsinki la notte prima, per poi salire sul primo volo per Reykjavik dopo 4 ore di sonno su una chaise longue dell’Aeroporto di Vantaa (codice IATA: HEL… molto comodo per dormire, anche se nessun bar effettua orario continuato).

La mattina, dopo una colazione a base di cinnamon rolls e caffè nero, raggiungo l’Aeroporto di Keflavik (codice IATA: KEF) dove un cartello mi dice da che parte è l’Islanda e , nel parcheggio, trovo ad aspettarmi l’auto a noleggio (altrimenti non sarebbe un Fly & Drive!): una Nissan con cambio automatico e un inutilissimo tablet, che infatti è rimasto per tutto il viaggio nel cruscotto.

Qualche giro del parcheggio per prendere confidenza con l’auto e parto senza indugi verso il cosiddetto Circolo d’Oro: il parco nazionale di Thingvellir (o Þingvellir… ed è ufficialmente il primo impatto con la lettera Þ sulla segnaletica stradale), le cascate di Gullfuss stradale), il sito di Haukaladur, dove ho potuto ammirare i geyser di Stokkur e Geysir (quest’ultimo è il più famoso al mondo, tanto da aver dato il nome al fenomeno stesso), e infine le cascate Gullfoss (ricordate anche nel seguito che “foss” vuol dire cascata, quindi in questo caso si tratta delle “cascate d’oro”).
I primi 2 siti distano tra loro circa un’ora, mentre le cascate sono a 10 minuti dal Geysir.

Vado finalmente a posare i bagagli in hotel a Hveragerði e mi dirigo di nuovo verso sud-ovest poiché avevo prenotato un accesso serale alla Laguna Blu (Bláa Lónið) per godermi il sole di mezzanotte nell’acqua sulfurea delle terme più famose d’Islanda.
Prima, però, mi sono concesso un veloce tour fotografico sulla costa della penisola di Reykjanes, fermandomi al vecchio faro di Garður e al Brú Milli Heimsálfa, il cosiddetto “ponte tra i continenti” dove si può camminare tra la placca nordamericana e quella euroasiatica.

Dopo un bagno ristoratore, si torna in albergo, passando per quel territorio lavico che ha fatto da set per “i territori oltre la Barriera” di Game of Thrones. Una giornata stancante? Direi di si: forse ho esagerato un po’ e infatti, complice il bagno bollente, al ritorno verso l’hotel ho rischiato il colpo di sonno.

L'uscita dall'aeroporto di Keflavik
Garður Old Lighthouse
Bagno ristoratore nella Blue Lagoon aspettando il sole di mezzanotte
Il sentiero che costeggia Skógafoss
La spiaggia nera di Reynisfjara

Secondo giorno

Gli imprevisti fanno parte del viaggio, e quindi ho preso con filosofia un problema alla macchina che mi ha costretto a passare la mattina dal meccanico in attesa di soluzione… peccato perché da Hveragerði avevo programmato un trekking mattutino nella riserva naturale di Hverir, dove lungo il sentiero è possibile trovare sorgenti calde naturali in cui immergersi.

Ho preferito mettermi in viaggio, perché il tratto di costa meridionale che dovevo percorrere è pieno di luoghi da visitare:

  • Seljalandsfoss, l’imponente cascata con un sentiero che permette di camminare nella grotta posta dietro l’acqua.
  • Le grotte vichinghe di Hella, da prenotare prima su cavesofhella.is per avere una mezza chance di visitarle.
  • La cascata Skogafoss, che è fiancheggiata da una scaletta che porta a un sentiero tutto da percorrere.
  • Dyrhólaey útsýnisstaður, il promontorio con la vista su Reynisfjara, pieno di puffin che ti volano intorno.
  • Reynisfjara, la spiaggia nera con le grotte e i famosissimi faraglioni in mezzo al mare

Stavolta, l’hotel era a Vík í Mýrdal, proprio di fronte alle rocce di Reynisfjara, ma non vi aspettate un paese: Vik è il tipico agglomerato di poche case e hotel sorti intorno al bar-taverna e alla stazione di servizio, entrambi utilissimi per la distanza da altri centri abitati.

Terzo giorno

Ripartito da Vik col serbatoio pieno, anche questo secondo tratto è stato pieno di meraviglie.

Ho fatto un po’ di “risveglio muscolare” grazie a una camminata lungo le sponde del Fjaðrárgljúfur, due chilometri di canyon con pareti a strapiombo alte circa 100 metri caratterizzate dalla presenza di numerose cascate.

Lungo la strada ho incrociato Skaftareldahraun, un sito da cui è possibile vedere, in modo sicuro per la salvaguardia dell’ambiente, sconfinati campi di lava ricoperti di muschio verde.
Lungo la strada non si può non vedere la cascata di Foss á Síðu, ma le dedico solo una sosta foto dal Ring.
Poco dopo, il paesaggio si apre, e spunta la cima del Lómagnúpur a ovest e le imponenti vette del vulcano Hvannadalshnúkur a est.

Alla fermata successiva mi cimento in una nuova escursione, semplice ma bella: un sentiero di circa un’ora nel Parco di Skaftafell mi ha permesso di ammirare uno dei simboli nazionali d’Islanda, ovvero le cascate Svartifoss, un getto di 20 metri lungo una parete nera di basalto.

Di nuovo al volate e via, verso la tappa più attesa della giornata: la laguna glaciale di Jökulsárlón, sul fronte del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d’Europa. Un giro in barca tra gli iceberg, uno spuntino a base di humar (le aragostine atlantiche tipiche della laguna), una passeggiata sulla spiaggia dei diamanti tra gli iceberg che non ci hanno creduto abbastanza, e via, verso l’hotel di questa notte a Höfn í Hornafirði (o semplicemente Höfn), ma non prima di una cena a base di humar.

Tra gli iceberg dell Jökulsárlón Glacier Lagoon
Scorcio di Djúpivogur
Il molo sul Fáskrúðsfjörður
Cena tipica con agnello, patate e birra Viking

Quarto giorno

E fu sera e fu mattina: oggi si parte nella consapevolezza di cambiare totalmente paesaggio per tuffarmi nella meraviglia dei Fiordi dell’Est. Tra una foto e una pausa caffè (un modo elegante per chiamare la pausa pipì) ho guidato per circa 300 chilometri passando per strade costiere, valichi rocciosi e piccoli villaggi, scoprendo scorci e panorami da cartolina. Tappa a Djupivogur per mangiare qualcosa e assorbire l’energia cosmica (così dicono le leggende) dalla montagna Bulandstindur a forma piramidale. Per gli amanti del birdwatching, vale la pena fermarsi un po’ di più.

Dal porto di Djúpivogur (il più antico della costa orientale) c’è la possibilità (che io, purtroppo, non ho potuto cogliere perché minacciava pioggia) di fare un’escursione in barca sull’Isola di Papey: mezza giornata tra navigazione ed escursione a terra per ammirare migliaia di pulcinelle di mare nel loro ambiente naturale e molte altre specie di uccelli che trovano rifugio in questo isolotto (disponibile solo nel periodo estivo ).

Ogni fiordo è uno spettacolo, e quindi non lasciatevi spaventare dalle distanze: si guida per un bel po’ di tempo, ma le continue soste e l’effetto WOW dietro a ogni curva rende il viaggio piacevole e indimenticabile.

Questi fiordi furono teatro per sbarchi e basi militari durante la Seconda Guerra Mondiale, e quindi non è raro trovare un villaggio (con un numero di abitanti tra i 400 e i 600) con annesso museo con ricostruzioni storiche. Io mi sono fermato a dormire nell’incantevole cittadina di Fáskrúðsfjörður: il Fosshotel Eastfjords (Fosshótel Austfirðir), oltre a un museo molto curato, ha un molo incantevole su cui godere l’arrivo del crepuscolo dopo che sono passate le orde di turisti coi pullman gran turismo.

Cena tradizionale a base di agnello e patate all’unico ristorante aperto vicino al porto, qualche foto e a letto, perché la giornata di domani sarà particolarmente impegnativa!

Quinto giorno

Ad avere più tempo, ci sarebbero tanti altri posti da visitare e scoprire nei territori dell’est, come il Mjóifjörður che è considerato da molti islandesi come il più bel fiordo del Paese, l’incantevole paesino di Seyðisfjörður o il lago Lagarfljót, dove si dice che viva un cuginetto del mostro di Lock Ness.

Noi invece, che abbiamo i giorni limitati e altri 300 chilometri da percorrere, dobbiamo fare delle scelte di priorità e ci dirigiamo verso nord per visitare l’altra sponda dell’Isola. Per arrivarci, dopo esserci riforniti di carne secca e benzina a Egilsstaðir, ci cimentiamo in un viaggio tutt’altro che rilassante incolonnati con altre auto in una nebbia così fitta da non riuscire a vedere il paraurti di chi ci precede e sempre col timore che alla minima frenata qualcuno ci piombi addosso da dietro.
Questa tensione dura circa un paio d’ore, anche a causa di una velocità ridotta entro i limiti della sicurezza, finché non se ne esce di colpo, come se il sipario di nebbia si fosse aperto all’improvviso!

Non ringrazierò mai abbastanza gli islandesi per aver previsto, in questa zona brulla e priva di servizi, due bagni chimici isolati nel nulla, che appaiono come un miraggio dopo la traversata. Grazie alla cartina posta accanto ai bagni individuiamo la strada sterrata che ci conduce alla maestosa cascata Dettifoss, la più potente d’Europa.

Proseguendo sulla strada verso il nord, si comincia a passare in mezzo a una serie di pozze di acqua sulfurea bollente e fumante. Siamo arrivati nell’area geotermale di Myvatn. Dietro il promontorio si apre lo splendido Lago Myvatn, di origine vulcanica e rifugio per centinaia di uccelli che qui trovano abbondante cibo nei moscerini (credo che la traduzione sia proprio “lago di moscerini“).
Ma prima di arrivare al lago, ci infiliamo in una via che porta ai famosissimi Mývatn Nature Baths (Jarðböðin við Mývatn), una laguna geotermale a mio avviso più bella e rilassante della tanto rinomata Blue Lagoon.

Qualche attimo per lasciare i bagagli in uno degli hotel disposti sulla riva del lago e si va di corsa a nord, verso la cittadina di Húsavík, dal cui porto salpano barche e gommoni per i whale watching  tra i più famosi al mondo.
Qui, nell’attesa di imbarcarmi, ho mangiato il “fish & chips” più buono di tutto il viaggio!

Dopo un tempo in piacevole compagnia di orche e puffin, mi sono gustato una cena in un piccolo ristorante su porto per poi tornare verso il lago che, al tramonto, aveva assunto sfumature di blu a cui la mia reflex di basso livello non è riuscita a rendere giustizia.

L'impressionante potenza di Dettifoss
I bagni chimici, come un miraggio nel deserto
Whale Watching a Húsavík
Lago Mývatn
Le cascate Goðafoss
La collina della Akureyrarkirkja

Sesto giorno

Liberata la stanza al lago Myvatn, mi sono rimesso in viaggio verso Akureyri, ma avendo cura di passare per un’altra cascata molto scenografica: la Cascata degli Dei (Goðafoss).

Dopo aver percorso una splendida strada panoramica e attraversato il ponte sull’Eyjafjörður, sono finalmente arrivato alla capitale del nord.  Una rapida visita e gli stop di rito in caffetteria, in bagno e in stazione di servizio, e si riparte verso nord costeggiando ancora il fiordo più lungo dell’Islanda del nord per fermarmi ad Hauganes.
Non che ci sia molto in questo villaggio di poco più di 100 abitanti, a parte il molo per le partenze dell’escursione in mare più bella di tutta la vacanza: da qui si possono prenotare escursioni per esplorare la parte più esterna del fiordo, avvistare uccelli acquatici, delfini e balene (anche di una certa mole) e partecipare ad altre attività a bordo delle navi, tipiche dell’Islanda, come la pesca al salmone in alto mare o la degustazione di cioccolata calda e dolcetti saturi di cannella.
L’escursione costicchia un po’, ma ne vale assolutamente la pena! La prenotazione è obbligatoria e, mentre si aspetta, si appaga lo stomaco in un caratteristico ristorantino a forma di nave vichinga specializzato in baccalà.

Il safari fotografico nel fiordo è stato spettacolare, ma c’è stato un po’ di ritardo, quindi ho dovuto rettificare il percorso programmato: la tabella di marcia prevedeva l’arrivo a Sauðárkrókur passando da nord costa costa con annessa visita al museo dell’aringa di Siglufjörður, ma ho dovuto “pistare un po’” (=correre, dal gergo romano di Pietralata) per arrivare entro la chiusura dell’orario di check-in dell’hotel.

Sono quindi tornato sui miei passi e ho ripreso il Ring.
Se vi steste chiedendo cosa ci sia da vedere o da fare a Sauðárkrókur oltre a dormire, fare una doccia, benzina e ripartire, non posso aiutarvi: si tratta di una cittadina di 1200 abitanti, legati prevalentemente al mare. Sulla bella e malinconica costa dello Skagafjörður, a rompere la linearità delle forme c’erano solo le impalcature per l’essiccazione del merluzzo.

Settimo giorno

Con un po’ di stanchezza ci si appresta a compiere l’ultimo giorno di viaggio. Un piccolo rammarico c’è: se avessi inserito un giorno in più nella parte mobile del tour, avrei potuto godermi di più l’Eyjafjörður e lo Skagafjörður nella giornata di ieri e oggi avrei dedicato tutto il tempo necessario a un tour della penisola di Snæfellsnes, che con ghiacciai, spiagge di sabbia nera, laghi, scogliere e un vulcano è considerata un’Islanda nell’Islanda.
E vabbè… quello che è fatto, è fatto: vuol dire che la prossima volta che tornerò in Islanda partirò proprio da qui!

Dopo sei giorni di strada macinata, però, avevo una gran voglia di fermarmi e di scoprire Reykjavik, così mi sono messo in marcia sul Ring raggiungendo come prima tappa un posto molto particolare: Þrístapar, che apparentemente è il sito dell’ultima esecuzione capitale in Islanda, raccontata attraverso una serie di lastre di metallo, ma in realtà è un modo per riflettere sulla pena di morte ovunque essa venga ancora applicata. Qui ho avuto la fortuna di ammirare da vicino i famosissimi e protettissimi cavalli islandesi.

Seconda tappa, sempre lungo la strada, il vulcano Grábrók. al centro di un vasto campo di lava formatosi circa 3.000 anni fa.

Ma la discesa nel cratere spento di un vulcano ti riempie di polvere, e quindi come farsi mancare la terza e ultima immersione nelle acque calde di una sorgente geotermale? Stavolta si tratta di Deildartunguhver, nella regione di Borgarfjordur: è la sorgente più grande d’Europa, dalla quale zampillano 180 l/s di acqua a 100°. Oltre a fornire acqua calda a tutte le abitazioni nel raggio di 30 chilometri, supporta il vicino Centro Benessere dei bagni geotermici di Krauma.

Il resto della strada è bello per la moltitudine di paesaggi naturali che attraversa, ma anche le opere dell’uomo che si ispirano alla storia e alla tradizione di questa terra, come il fantasioso ponte Viking Sword (Borgarfjarðarbrú) che, oltre a essere il secondo ponte più lungo dell’isola, dà l’impressione di attraversare il fiordo guidando sulla lama di una spada vichinga (a un certo punto si incrocia anche l’elsa).

Non resta che portare al punto di restituzione l’auto che ci ha fatto da salottino e riparo per tutti questi giorni. Trasformo il mio trolley in zaino estraendo gli spallacci e inizio a camminare in direzione della cattedrale di Reykjavik alla ricerca del mio hotel per l’ultima parte del viaggio.

La pietra commemorativa presso Þrístapar
Il cratere del Vulcano Grabrok
Sorgenti geotermiche
Vivi il fascino tutto nordico della città di Reykjavik
La cattedrale di Hallgrímskirkja

Ultimi 2 giorni e mezzo

Se mi sono permesso di trattare superficialmente il passaggio per Akureyri, Húsavík, Egilsstaðir e Sauðárkrókur, non posso assolutamente fare lo stesso con la capitale più settentrionale del mondo! Due giorni e mezzo non saranno il massimo, ma decido di dedicarli tutti a conoscere Reykjavik.

In questo tempo ho avuto modo di esplorare l’architettura, la storia, il folklore, alcuni musei e sono riuscito a infilaci anche il terzo safari fotografico di questa vacanza nelle acque gelide dell’Atlantico (è stata l’unica in cui non ci hanno fornito vestiti caldi e come souvenir mi sono riportato a casa una bella influenza).

Fatto lo shopping di rito e comprati i regali per tutti, il servizio cittadino di tranfer (efficientissimo) mi ha riportato all’aeroporto di Keflavik. Come per l’andata, ho voluto usufruire di più tempo possibile per godermi quasi totalmente anche l’ultimo giorno, quindi sono ripartito in serata effettuando uno stopover notturno all’Aeroporto di Oslo-Gardermoen (sigla IATA: OSL), consigliatissimo per riposare comodamente qualche ora.
Arrivo a Fiumicino nella mattina del giorno successivo.

Lallero.it

Data la varietà delle strade e le condizioni climatiche che spesso limitano la visibilità, i limiti di velocità sono “prudenti” e può capitare spesso che venga la voglia di accelerare un po’ su strade rettilinee che si perdono all’orizzonte e senza altre auto in entrambi i sensi di marcia… ma vi sconsiglio di farlo! Gli autovelox ci sono e non conoscono attenuanti alle infrazioni: grazie a una serie di radar è facile prendere molte che sono decisamente salate!

Se si paga la multa in loco, viene applicata una riduzione del 25%.
I limiti in città sono pari a 50 km/h mentre fuori città sono di 80 km/h su strade sterrate e 90 km/h su strade asfaltate, ma per sicurezza, verificate prima di mettervi in marcia o controllate sul navigatore che state utilizzando.

Per la guida in stato di ebbrezza è prevista una multa da 24.000 corone a 47.000 corone (queste cifre potrebbero essere state aggiornate da nuovi regolamenti) o la privazione della patente di guida da un mese a vita.

Ricordatevi che le luci di marcia sono obbligatorie tutto l’anno, anche di giorno e che guidare al di fuori di strade e tracciati è illegale a meno che il terreno sia ghiacciato e coperto di neve.

Il mio consiglio è di mettere sempre al primo posto la sicurezza, quindi siate tranquilli alla guida e godetevi il viaggio!

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