Vi racconto l’Operahuset
Operahuset è il nome norvegese, che significa più o meno Teatro dell’Opera, ma il nome ufficiale sarebbe “Opera Reale Norvegese” poiché riveste il ruolo del più importante teatro nazionale d’opera di tutta la Norvegia. È la sede, infatti, del Norwegian National Opera and Ballet (Den Norske Opera & Ballett), una compagnia professionale che, dal 1957, si occupa di promuovere l’opera e il balletto a livello internazionale. Oltre a finanziamenti pubblici, la compagnia ha in uso gratuito l’edificio del Teatro dell’Opera di Oslo. L’inaugurazione avvenne con una memorabile serata di gala il 12 aprile 2008 alla presenza di molti leader europei, tra cui re Harald V di Norvegia, la regina Margherita II di Danimarca e Tarja Halonen, Presidente della Finlandia .
Quando ci si affaccia sul fiordo di Oslo non si può non vedere il singolare edificio che, forse per la prospettiva, forse per l’architettura fluida e armoniosa, non dimostra i sui 38.500 mq di superficie.
Si tratta del più grande edificio norvegese dedicato alla cultura:
- Al suo interno ci sono 1.100 stanze.
- L’auditorium principale ha 1.364 posti.
- Le due sale più piccole vantano rispettivamente 200 e 400 posti.
Il progetto fu realizzato dallo studio di architetti norvegesi Snøhetta e lo stile dell’edificio può definirsi avanguardista, con la facciata interamente rivestita di marmo italiano, granito bianco e vetro. Le forme sono fluide e l’intero complesso ispira tranquillità e, al tempo stesso, sembra dominare la baia.
Gli architetti hanno dichiarato che, per disegnare l’edificio, non hanno preso spunto da nessun altro luogo simile, ma direttamente dalla natura della Norvegia.
Oltre all’arte, alla tecnica e alla prospettiva, è stato dato spazio anche alla tecnologia e alla funzionalità: nell’auditorium principale i sedili incorporano un monitor per poter visualizzare in lingue diverse il libretto dell’opera che si sta mettendo in atto.
Il progetto ha vinto il premio della cultura al World Architecture Festival di Barcellona nel 2008 e il premio dell’Unione europea per l’architettura contemporanea nel 2009.

A piedi sul tetto…
Ebbene sì: si può camminare sul tetto del Teatro dell’Opera!
Anzi, la vista dalla terrazza superiore è una delle più suggestive e visitate di tutta Oslo.
Ma gli abitanti della capitale, l’avrete capito, amano vivere in armonia con ciò che li circonda, sia essa natura o costruzione fatta dall’uomo: percorrendo queste rampe vi capiterà di imbattervi in gruppi di amici, famiglie, coppie che passeggiano o sportivi che si allenano. L’Opera House è un vero e proprio parco aperto al pubblico piacere.
…o a fotografare gli interni!
Anche affacciandosi dentro la struttura, non si sa dove poggiare gli occhi e si resta stupiti per le forme, la geometria e l’estro dell’architettura. Il primo impatto è con l’ingente utilizzo di legno: l’auditorium, infatti, è “foderato” da una parete circolare in legno di rovere che fa da contrasto ai colori freddi dell’esterno. Seguendo le forme del legno e le fessure orizzontali nella parete, si avverte la sensazione di essere in balia delle onde.
Andando verso il foyer, invece, ci si trova di fronte a pareti rivestite di pannelli bianchi forati con motivi geometrici, ideati dall’architetto Olafur Eliasson. La particolare illuminazione crea dei giochi di luce che ricordano la trasparenza del ghiaccio degli iceberg.
Alcune curiosità sull’auditorium principale:
- L’auditorium è stato realizzato a forma a ferro di cavallo come omaggio ai teatri classici.
- Il palcoscenico è situato sotto il livello del mare.
- Il sipario pesa circa 500 kg ed è stato tessuto da un telaio elettronico con una tecnica in 3D per riprodurre la sensazione di un foglio di alluminio accartocciato.
- Il grande lampadario al centro del soffitto è formato da barre di vetro con luci LED. Sia da acceso che da spento ricorda una grande luna piena.

La mutevole “She Lies”
She Lies (traducibile in “lei dice bugie” o “lei mente“) è una splendida scultura moderna che affiora sulle acque della baia proprio di fronte all’Opera House. Le sue forme ricordano un iceberg di “approssimativamente” 16 x 17 metri di base e 12 metri di altezza.
Mai come in questo caso, la parola “approssimativamente” scritta sopra ha senso: sia la base galleggiante, sia le vele di acciaio e vetro che danno la forma all’iceberg si muovono con le correnti della baia effettuando piccoli spostamenti e rotazioni che, in aggiunta ai riflessi dell’acqua sulle superfici lucide e trasparenti, danno alla scultura forme e prospettive in continua mutazione.
L’artista italiana Monica Bonvicini volle rappresentare in 3 dimensioni il dipinto “Das Eismeer” (Il mare di ghiaccio) del pittore tedesco Caspar David Friedrich. L’opera ha in sé un significato di monito rispetto al tema ecologico, infatti richiama l’idea di un iceberg che, a causa del riscaldamento globale, si è staccato dalla calotta polare ed è andato alla deriva arrivando fino al centro della baia, come a chiedere aiuto alla città per il disastro ambientale in atto.
L’installazione permanente è il risultato di una competizione internazionale del 2007, vinta appunto da Monica Bonvicini.
Se siete fortunati e disposti ad alzarvi presto in una mattina con foschia, durante i momenti in cui spunta il sole, all’alba, la nebbiolina bassa che sfiora l’acqua e avvolge She Lies può donare una delle immagini più suggestive della baia che possiate mai vedere in una cartolina.







