Non solo Guernica
Lo ammetto, e spero di ottenere il perdono degli esperti d’arte in ascolto: quando mi approcciai al Reina Sofia ero convinto che avrei concluso la visita in meno di mezz’ora perché, tra infinite cose difficili da capire, sarei andato diretto a vedere Guernica di Pablo Picasso e poche altre opere. Per questo, anziché presentarmi all’orario di apertura come fatto per il Museo del Prado, ho approfittato dell’orario pomeridiano di ingresso gratuito facendo appena mezz’ora di coda.
Nulla di più errato!
Ma partiamo dall’inizio: il Centro de arte Reina Sofia è un Museo nazionale collocato nel cosiddetto Paseo del Arte, ovvero la zona di Madrid con i musei di maggiore interesse (vedere il box in pagina per maggiori informazioni). È situato all’estremità sud della zona, a ridosso dei quartieri di Lavapiés e Atocha .
Prendo spunto da quest’ultima informazione per aggiungere un consiglio che non c’entra nulla con l’oggetto dell’articolo: può essere una soluzione efficiente unire la visita al museo a quella alla stazione di Atocha e i suoi Jardín Tropical, visto che è tutto molto vicino. In ogni caso, le stazioni metro più vicine sono proprio Atocha e Estación Del Arte sulla Linea 1.
Tornando al Reina Sofia, l’ingresso principale è già tutto un programma, infatti ci si presenta la splendida e massiccia facciata dell’antico ospedale San Carlo (fine XVIII secolo, firmata nientemeno che da Francisco Sabatini), su cui sono installate due colonne quadrate in vetro e acciaio che ospitano tre ascensori ciascuno. Un purista griderebbe al deturpamento, mentre credo sia proprio la chiave di lettura dell’arte moderna: destrutturare e contaminare per inventare qualcosa di nuovo, sulla sottile linea di confine tra il gusto, l’emozione e l’utilità (non so se questa frase possa aver senso per tutti, ma se la utilizzate, citatemi, così faccio finta di essere uno di quelli bravi! 😀 ).
Il museo venne inaugurato l’11 settembre 1992 alla presenza dei reali di Spagna per ospitare opere d’arte moderna e contemporanea spagnola dall’inizio del Novecento in poi. I maligni dicono che serviva per esporre tutto ciò che non trovava posto al Prado, anche se devo ammettere che questa struttura ha una personalità propria. Questa personalità è andata via via crescendo sia dal punto di vista della fama e dell’importanza in campo artistico, sia in termini di opere raccolte ed esposte. Questa crescita ha portato a una delle sorprese della mia visita: dopo aver girato in lungo e in largo l’edificio storico per tutti i suoi 4 piani (in verità, il terzo è riservato alle collezioni temporanee, che ho saltato), mi sono trovato di fronte a un corridoio sospetto… che chiaramente ho seguito per ritrovarmi su una specie di ballatoio tra due palazzi che immetteva in un ulteriore edificio con uno spazio espositivo ulteriore di circa 8000 mq, compresi una biblioteca e un auditorium.
Si tratta del risultato dei lavori di ampliamento eseguiti tra il 2001 e il 2005 dall’architetto francese Jean Nouvel che costarono circa 97 milioni di euro!
Come se gli spazi non bastassero, per le esposizioni temporanee il museo di avvale anche del Palacio de Velázquez e del Palacio de Cristal nel vicino Parque del Retiro.
Paseo del Arte
Il Paseo del Arte (Passaggio dell’Arte) è un tratto di strada che collega i 3 musei d’arte più importanti di Madrid: il Prado, il Reina Sofía e il Thyssen-Bornemisza.
Se aveste intenzione di visitarli tutti e 3 nell’arco della stessa visita, sappiate che è disponibile un tipo di biglietto chiamato “Paseo del Arte PASS” che vi permette di ottenere uno sconto sul totale. Potete verificare disponibilità e prezzi in questa pagina.
Se al Paseo del Arte aggiungiamo il Parque del Buen Retiro, il complesso paesaggistico viene ribattezzato Paseo de la Luz (Passaggio della Luce) che, nel 2001, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Un aiuto per preparare la visita
Il sito ufficiale del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia è museoreinasofia.es (c’è la versione in lingua inglese). Se voleste procedere direttamente alla biglietteria, navigate in questa pagina.
Se voleste scaricarvi prima la scheda in italiano con la mappa, visitate questa pagina e cliccate sul link specifico. Se lo aprirete in formato digitale anziché stamparlo, potrete utilizzare i link alla pagina della biglietteria o alle pagine delle informazioni sulle collezioni nei diversi piani dell’edificio.
L’esposizione
La bellezza del palazzo che ospita il museo è innegabile: se la parte nuova ha spazi enormi in ambiente chiuso, il palazzo originale si sviluppa su lunghi corridoi che circondano un grande chiostro che, oltre a essere un posto dove fermarsi e godere dell’aria naturale, contiene a sua volta delle installazioni artistiche, spesso di grandi dimensioni.
Camminare lungo i percorsi proposti è un buon modo per fare esperienza dell’evoluzione dell’arte stessa negli ultimi due secoli e lasciarsi trasportare in un viaggio che, in un modo o nell’altro, lascerà qualcosa di diverso in ciascun viaggiatore.
Cominciamo col citare 3 autori di spicco presenti al Reina Sofia: Pablo Picasso, Salvador Dalí e Joan Miró.
All’opera Guernica di Picasso è dedicata una parete (anche perché misura 7,7 metri di larghezza per 3,5 di altezza). Il celeberrimo dipinto, del 1937, rappresenta la disperazione della gente colta dal bombardamento della città di Guernica durante la Guerra Civile Spagnola. Oltre al suo innegabile valore artistico, il quadro fu portato in giro per il mondo grazie alla sua fama e servì per far conoscere al di fuori della Spagna la realtà di un conflitto fratricida tra il Bando Nacional e la República Española.
Vi lascio due consigli non richiesti:
- Nella sala c’è spesso un’atmosfera da mercato, quindi vi suggerisco di non scegliere gli orari di punta. Se siete entrati, come me, nel periodo di ingresso gratuito, armatevi di pazienza.
- Nella sala non è consentito scattare foto e ci sono diverse persone a controllare quindi, anche se vedete il vostro vicino che tira fuori il cellulare facendo finta di rifarsi il trucco davanti a Guernica, vi chiedo di non imitarlo perché in quel momento state rappresentando gli italiani (e anche me).
L’esposizione consta di oltre 20.000 opere, quindi preparatevi a camminare tanto, a perdervi, a stupirvi, ad annoiarvi, a restare ammirati e a chiedervi (pochissime volte, giuro!) perché siete entrati. Se vi va, seguite i percorsi proposto oppure lasciatevi trasportare dai corridoi senza una meta precisa: ogni angolo può riservare sorprese!
Fatta la legge, trovato l’inganno: la regola iniziale di dedicare il museo all’arte spagnola è via via venuta meno e quindi vi sarà possibile trovare anche artisti internazionali, come Louise Bourgeois, Francis Bacon o Lucio Fontana. Vengono ospitate anche l’arte povera italiana, con Michelangelo Pistoletto, il nuovo realismo francese, con Yves Klein, l’arte neo-concreta brasiliana, con Lygia Clark, e la protesta LGBT latinoamericana, con Pedro Lemebel.
Consigli personali
Vi lascio alcuni consigli di opere da non perdere secondo i miei gusti (lo evidenzio perché non voglio responsabilità, eh!):
- Pablo Picasso
- Guernica, ma ne abbiamo già parlato sopra.
- Donna in blu (1901): dopo aver visitato le opere del Prado, Picasso volle mettersi a confronto coi grandi maestri del passato come Goya e Velázquez.
- Nuotatore (1934).
- Salvator Dalì
- Il grande masturbatore (1929): resterete un po’ interdetti in sua presenza, ma sarà un viaggio surreale tra le ossessioni sessuali di Dalì.
- Ragazza alla finestra (1925): ritrae sua sorella Aña Maria alla finestra della loro casa di Cadaqués.
- Autoritratto cubista (1923): le sfaccettature tipiche del cubismo vengono usate per generare un movimento dello sguardo dall’alto verso il basso..
- Ritratto di Luis Buñuel (1924).
- L’enigna di Hitler (1939).
- Joan Mirò
- La casa delle palme (1918).
- Lumaca, Donna, Fiore, Stella (1934).
- Juan Gris
- La ventana abierta (1921)
- Ángeles Santos
- Un mondo (1929): se non conoscete questo artista, andate a vedere quest’opera per apprezzarlo!
- Antonio Saura
- Lola (1956): ci metterete un po’ per trovare i tratti della donna rappresentata, ma vale la pena vedere quest’opera perché è una delle opere più rappresentative del movimento artistico “informale” in Spagna.
- Le Corbusier
- La caduta di Barcellona (1939 e 1960): due versioni della stessa opera dedicata sempre alla Guerra Civile Spagnola.
- José Gutiérrez Solana
- La costurera (1945).
La conquista dello spazio
Diario di viaggio
Ciò che mi colpisce dei musei di arte moderna e contemporanea è lo spazio che viene dedicato alle opere, com se un quadro del Tintoretto potesse stare in una stanza 2 metri per 3 con altre opere sulla stessa parete, ma un paracarro con una paperella di gomma appoggiata abbia bisogno del salone delle feste della mia parrocchia… senza nulla togliere alla bellezza oggettiva del paracarro, certo!
Il Reina Sofia, specialmente nella parte nuova, non si esime da questa particolarità, ma a differenza di altri musei di arte contemporanea in cui c’è “solo” arte contemporanea da interpretare con l’aiuto di una guida o di uno psichiatra, qui puoi passare dalle spirali appese al soffitto ai meravigliosi quadri di Dalì, Picasso e Mirò. E questo ti fa notare meglio il paradosso degli spazi dedicati!
Di questi autori puoi disquisire sul tuo personale gusto, e quindi farteli piacere o meno, ma la qualità artistica è innegabile, così come lo studio e la tecnica che ci sono dietro alla realizzazione di un’opera. Nel mio salotto, benché ampio e minimale, preferirei avere un Mirò appeso alla parete che un paracarro accanto al divano.
Rettifico lo sfogo chiarendo che non ho nulla contro l’arte contemporanea… anzi, trovo alcune opere stimolanti e “sfidanti” per i pensieri che si portano dietro e per i ragionamento che ti restano dentro quando te ne vai. Mi resta difficile da capire, però, perché lo stesso spazio dedicato a un mucchio di stracci su un piedistallo non possa essere concesso a una tela che, pur essendo più semplice da comprendere, suscita comunque delle emozioni in chi la osserva.
Detto ciò, lunga vita all’arte, che ci fa scordare – anche solo per poco – le brutture che siamo riusciti a perpetrare nel mondo che avremmo dovuto custodire, oltre che alle persone che avremmo dovuto proteggere. Come ho letto da qualche parte, cibarsi di arte è come dimenticare momentaneamente di essere nel fango per guardare alle stelle.






