Scogliere di Moher

Aillte an Mhathair

by Nemo

Dove finisce la terra e inizia l’infinito

Molti le chiamano Cliffs of Moher, che in italiano diventa Scogliere di Moher ma il nome gaelico per gli irlandesi è Aillte an Mhathair, che significa “scogliere della rovina“. Siamo sulla costa oceanica occidentale dell’isola che, incontrandosi con l’Oceano Atlantico, presenta delle pareti rocciose a strapiombo sull’acqua che raggiungono, nel punto più alto, un’altezza di 217 metri. Sono alte solo un terzo delle Slieve League, nel Donegal, eppure l’impatto scenografico è così toccante da aver conquistato di diritto un posto importante nella lista dei luoghi più belli d’Irlanda.

In totale, sono lunghe circa 8 chilometri e si può seguire un sentiero che le costeggia lungo il precipizio: qui il vostro eroe deve ammettere che non sempre le gambe hanno mantenuto la loro stabilità e qualche tremolio si è fatto sentire a causa della totale mancanza di misure di sicurezza. Se mette questo aspetto insieme all’imprudenza di molti turisti votati alla religione di Instagram, assaporerete anche voi quello stato d’ansia che non mi ha mai abbandonato per tutta la permanenza!
Data la loro estensione, capirete anche che non può esistere una “delimitazione” come se fosse un parco, ma va osservato per quello che è: la fine di tutte le strade andando verso est! Ci sono delle aree di parcheggio, in punti strategici, e quelle saranno le uniche occasioni per chiedere dei soldi: per il resto, la visita del sito è gratuita.
Chiusa l’auto e scavalcato il muretto di pietre che immette sul sentiero, posso garantirvi “l’effetto WOW“!

Molti arrivano dalla cittadina di Doolin, dove si possono trovare guide per tour organizzati oppure si può imboccare il sentiero chiamato “Cliffs of Moher Coastal Walk“, ma che sulle mappe potete trovare anche indicato come “Cliffs of Moher Walking Trail“. È lungo circa 20 chilometri e conduce fino al villaggio di Liscannor (chiaramente, può essere percorso nei due sensi) e richiede cira 4-5 ore per essere interamente percorso.

Se vi inetressa una scheda del percorso, vi rimando a questo sito.

Percorrere questo cammino equivale a fare un viaggio all’interno della storia evolutiva della terra negli ultimi due milioni di anni. I vari strati di roccia ben visibili lungo le pareti, infatti, sono come un calendario delle ere geologiche della zolla anglo-americana.
Si possono vedere gli strati più antichi nella parte bassa, mentre il tempo evolve fino a i giorni nostri man mano che si sale fino alla scogliera: si tratta di strati di roccia scistosa, che è una trasformazione dell’argilla, di roccia sedimentaria, risultato di secoli di erosione e sedimenti, e infine della dura roccia arenaria, che si forma per cementazioni di sabbie in periodi e strati diversi. Cosa ci dice questo? Che se il tetto della scogliera è formato da sedimenti, allora forse milioni di anni fa questo era un fondale marino… difficile da credere, oggi!

Irlanda_08 - Cliffs of Moher 050
Un panorama mozzafiato!
Un panorama mozzafiato!
Gli strati delle rocce tradiscono la storia della falesia
Gli strati delle rocce tradiscono la storia della falesia

Il punto più alto, come già detto, è situato a 217 metri sul livello del mare, e porta il nome di Knockardakin. Poco distante sorge la Torre O’Brien, una torre di osservazione in pietra che risale al 1835. Questo è il punto che i deboli di stomaco come il sottoscritto dovrebbero evitare poiché gli strati di arenaria hanno formato delle vere e proprie terrazze che i turisti più impavidi utilizzano per affacciarsi (nel momento in cui scrivo sento i brividi lungo la schiena per le scene a cui ho assistito, purtroppo).

Man mano che si procede verso sud, l’altezza scende e, nella penisola chiamata “Hag’s Head” (Testa della Strega) registra “solo”120 metri di altezza sul livello del mare.

Il sentiero Cliffs of Moher Coastal Walk, verso metà percorso, passa per il nuovo Visitor Center, chiamato Cliffs of Moher Experience. Qui, molti escursionisti fanno la loro visita e poi tornano indietro al villaggio di partenza. Oltre a offrire una serie di terrazze con parapetto da cui godersi la vista, potrete trovare informazioni, guide e anche uno spettacolo in realtà virtuale ambientato sulle scogliere. Intorno al visitor Center sono stati realizzati circa 800 metri di sentieri pavimentati che permettono una visita più agevole e in sicurezza, compreso il collegamento con la Torre O’Brien: il biglietto d’ingresso permette di salire sul tetto e, nelle giornate limpide, ammirare la vista delle isole Aran e, sul lato opposto, delle contee limitrofe.
Ma eccovi l’informazione che volevate: chiaramente, ci sono anche i bagni. C’è un deposito bagagli, un’area picnic e un centro per l’assistenza ai disabili: di per sé tutta quest’area centrale è disegnata per agevolare la mobilità, ma presso il visitor center c’è anche la possibilità di un aiuto con motorizzazione elettrica. Se poi siete anche amici dell’ambiente e avete con voi le borracce, c’è la stazione di ricarica dell’acqua.
Per informazioni su visite, orari, costi, percorsi, guide e APP, il link al sito ufficiale è cliffsofmoher.ie.

La Torre O'Brien
La Torre O'Brien
Il Cliffs of Moher Coastal Walk
Il Cliffs of Moher Coastal Walk
Quando vedi le persone, percepisci le proporzioni
Quando vedi le persone, percepisci le proporzioni
I gabbiani sfidano le correnti per tornare alle rocce
I gabbiani sfidano le correnti per tornare al riparo tra le rocce

Lallero.it“…Dal Donegal alle isole Aran…”

Diario di Viaggio


Lascio la macchina al parcheggio, aspettandomi il classico visitor center, o quantomeno un botteghino che chiede l’obolo per l’ingresso e invece, senza soluzione di continuità, mi trovo faccia a faccia con l’infinito.
La sensazione è come se lì ci dovesse essere il terreno ma per qualche strano motivo, è stato portato via, oppure è caduto: è quasi innaturale e al tempo stesso, mozzafiato

Il bello è che gli spazi sono così ampi, che inizi a camminare dicendoti che in breve tempo raggiungerai quel promontorio, da cui la vista sembra migliore, ma dopo poco ti rendi conto di quanto avevi sbagliato con le proporzioni: non solo perché cammini e cammini, e cammini, ma non arrivi mai al punto che ti sembrava facilmente raggiungibile. Piuttosto, ti accorgi delle reali dimensioni di ciò che hai di fronte quando fissi un punto sulla cima del costone che sembra tempestato di puntini che si muovono. E realizzi che quei puntini sono persone come te e che ciò che guardi, forse, è più lontano di quel che la tua testa vuole credere.

Ciò che colpisce di più è la vastità della natura, dal mare che si infrange sulla base della falesia ai pascoli verdi che arrivano quasi fino al precipizio, il cielo che all’orizzonte si fonde con l’oceano e gli uccelli che danzano di fronte ai tuoi occhi per poi cercare anfratti impossibili tra le rocce. Fa quasi girare la testa guardare giù, verso gli schizzi vaporizzati che cercano di arrampicarsi…  ma anche guardare in su, verso le nuvole che sembrano voler atterrare sui visitatori non è un’effetto da poco!

Era il giorno di Ferragosto.
Sì, sono cosciente che detta così, la frase precedente ha il tono mesto di “Era il giorno della Parasceve”, ma mettetevi nei miei panni: dall’Italia mi arrivavano foto di scocomerate tra amici e scampagnate fuori porta con fave e pecorino, mentre io, per l’ambizione di arrivare entro sera a Galway, me l’ero cavata con una veloce ma zuppa di salmone, mangiata peraltro sotto la pioggia, in una locanda lungo la strada.
Nel frattempo era uscito il sole, ma non sapevo quanto avrebbe retto: avevo scoperto, ormai, che il detto “In Irlanda puoi incontrare tutte le stagioni nell’arco di un giorno” era maledettamente vero!
Mi misi sull’erba, con le suole delle scarpe che quasi sfioravano il precipizio… quasi… perché quel senso di vertigine che mi prende ogni volta che sono in un posto troppo alto senza protezioni, “stava acuendo i miei sensi di ragno” (cit.).

Un paio di gabbiani planavano di fronte a me, ma le correnti d’aria erano così forti che, di fatto, era come se restasse immobile proprio di fronte ai miei occhi. E più si prodigava in battiti d’ali e planate, e meno di muoveva da quella posizione. L’ingegnere che è in me pensò che se a scuola mi avessero spiegato così gli equilibri delle forze o la relatività di un punto d’osservazione, forse li avrei capiti prima e con meno bisogno di esempi astratti: la natura ha già in sé tutti i libri che dovremmo studiare per capire il mondo!

In quella pace, con quel panorama e con il vento che mitigava il calore del sole, mi misi a bere dalla borraccia fissando le isole di fronte a me. Non avevo ancora guardato la mappa per confermarne l’identità, ma ero certo di conoscere il loro nome: ce le avevo in testa dall’inizio del mio itinerario, quando lasciando Dublino feci l’errore di ascoltare quella canzone gradevole dal testo fin troppo vero che mi aveva accompagnato per giorni alla guida:

Dal Donegal alle isole Aran
e da Dublino fino al Connemara
dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
il cielo d’Irlanda si muove con te
il cielo d’Irlanda è dentro di te

Il Cielo d’Irlanda – 1992

Il Connemara lo avrei visto domani, dopo una dormita a Galway.
Al Donegal dovevo ancora decidere se arrivarci o meno.
Dublino era stato il punto di partenza del viaggio e sarebbe stato anche il punto d’arrivo.
Ma ora, le isole Aran erano davanti a me.
Mi sarei finalmente liberato della voce della Mannoia nella mia testa?

Le isole Aran
Le isole Aran

Il pinnacolo e le cave

Guardando il paesaggio è facile notare il “pinnacolo” più alto, che si erge dal mare in prossimità della Torre O’Brien, come un faro di pietra che resiste alle onde.
Molto probabilmente è quel che resta di una parete crollata molti e molti anni orsono. Gli abitanti del luogo lo chiamano Breanan Mór ed è alto 70 metri.

Se il vostro punto d’appoggio per l’inizio della visita fosse il villaggio di Doolin, oltre alla visita lungo il Coastal Walk, potreste considerare l’idea di salire su una delle barche che portano ad ammirare la falesia da sotto e che poi visitano alcune delle grotte scavate dalle acque alla base della roccia.

La più caratteristica è alta 100 metri e viene chiamata Giant’s Cave (Grotta del Gigante).

Il pinnacolo di Breanan Mór
Il pinnacolo di Breanan Mór

1 comment

clubmylogin 2026-08-20 - 02:12

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