Fjaðrárgljúfur

Il sentiero sul ciglio del canyon

by Nemo

Prendetevi del tempo per esplorare

Siamo sul Ring e stiamo guidando lungo la costa del sud. Ogni 10-20 minuti c’è una cascata, una scogliera, una laguna o una spiaggia piena di uccelli marini che vi costringeranno a fermarvi per non perdervi neanche un ricordo o un’immagine. E il bello è che sta tutto a portata di auto lungo l’asfalto della Þjóðvegur (la Ring Road in islandese).

Purtroppo questa “comodità” che ti serve le attrazioni a portata di mano potrebbe spingerti a ignorare una deviazione che, invece, vale la pena fare. Se state procedendo in direzione est, poco dopo le distese di lava di Kirkjubaejarklaustur, non perdete lo svincolo a sinistra per la 206 Holtsvegur verso Lakagígar. Questa strada diventa presto sterrata, ma non vi scoraggiate: percorretela per un paio di chilometro e vi porterà a un’area parcheggio (si paga un piccolo prezzo per la sosta in modo telematico) dove potrete lasciare la macchina e partire per una bellissima escursione lungo un sentiero sul ciglio di un canyon vecchio migliaia di anni. Infatti il modesto fiume Fjaðrá, affluente del fiume Skaftá, ha scavato pazientemente tra le rocce basaltiche fino a formare scogliere a picco alte fino a 100 metri.
Il canyon è lungo approssimativamente 2 chilometri e quindi il mio consiglio è di non scoraggiarvi, ma di percorrerlo fino in fondo: non è un’escursione difficile e vi regalerà scorci incantevoli tra terrazze naturali da cui sporgervi (state sempre attenti: in Islanda non usano deturpare il paesaggio con parapetti o reti e quindi, se rischiate, ve ne assumete la responsabilità) e piccole cascate.

Per i più avventurosi (e attrezzati) è addirittura possibile percorrere il canyon lungo il fiume, effettuando frequenti guadi lungo il corso, grazie al livello mai troppo profondo delle acque.

Si pensa che il canyon sia stato scavato svariate migliaia di anni fa, alla fine dell’ultima era glaciale: quando i ghiacci si sono ritirati, il loro scioglimento ha generato flussi d’acqua incanalati tra le rocce dure che hanno scavato in modo dirompente questa meraviglia.
Per capire quanto decisa e implacabile sia stata la forza delle acque, pensate che le pareti del canyon sono composte da una roccia durissima chiamata palagonite, che deriva a sua volta dall’idratazione dl sideromelano, una sorta di vetro basaltico che si è creato dallo scontro tra il magma e l’acqua ghiacciata durante le eruzioni sotto la calotta glaciale.

C’è poco altro da dire: al di là delle informazioni storiche o geologiche, la bellezza di questo luogo si esprime nelle immagini dei paesaggi, nella solitudine in cui ci si immerge (non è una tappa molto battuta dal turismo di massa) e dal silenzio assordante della natura che, una volta di più, ti mostra quello che riesce a creare con la pazienza e il tempo a disposizione.

Non esiste buono o cattivo tempo…

…ma buono o cattivo equipaggiamento!

Chi ha fatto almeno un’uscita con gli scout lo ha imparato con la proprie esperienza, così come gli escursionisti con un minimo di preparazione.

Per quanto semplice, ricordate che si tratta sempre di un sentiero montano sul bordo di un precipizio e quindi premuratevi di percorrerlo con le scarpe adatte (eviterei infradito, sneakers o tacchetti) e, magari, un bastone da passeggio (di quelli telescopici che poi riponete nel vostro bagaglio) che, oltre a scaricarvi un po’ di fatica, vi assisterà nell’equilibrio e vi eviterà fastidiose storte alle caviglie.

In Islanda il tempo cambia repentinamente e da un momento all’altro potreste trovarvi dal sole alla pioggia o viceversa, quindi partite equipaggiati, eventualmente vestendovi “a cipolla” per poter mettere o togliere strati (che siano antivento, antifreddo o antipioggia) in modo veloce e pratico.

Non scordate mai di portare con voi una borraccia per non correre il rischio della disidratazione e ricordate che, in luoghi incontaminati come questi, un sorso di acqua di sorgente è mille volte più salutare e rinvigorente di una bibita energetica acquistata al supermercato!

Prospettive del Fjadrargljufur

Qualche accortezza e tanta testa

Ce lo siamo detti tante volte sulle pagine di Lallero: una delle cose più belle dell’Islanda è la volontà dei suoi abitanti di rispettare la natura sopra a ogni altra logica di commercio o di turismo. Questo è il motivo per cui un sentiero o una cascata ci affascina in modo unico. Qui non troverete piattaforme di vetro sospese sul canyon per fare i selfie acchiappa-like ma al massimo una corda legata a 2 pali da non scavalcare per due buoni motivi:

  • il primo motivo è che la natura va rispettata e camminare su muschi, cespugli, flora locale e rocce può danneggiare in modo serio l’ambiente cambiandone l’aspetto e le caratteristiche;
  • la seconda è che, se cadi dalle cliff, muori.

La seconda ragione si comprende meglio se, anziché chiamare queste scogliere con bei nomi evocativi o inglesi, diamo loro la connotazione di “scarpata“. Potrebbe essere un buon deterrente ai comportamenti potenzialmente pericolosi.
La prima ragione, invece, dovrebbe essere nel DNA di qualsiasi escursionista. Agli scout ci insegnano che dietro di sé va lasciato un posto migliore di come l’abbiamo trovato e il nostro grazie.

Elencare tutte le cose da non fare sarebbe luna, e per fortuna ci viene in aiuto un video di Justin Bibier, che riesce a farle tutte in pochi minuti, dal “saltare le corde“, al “sedersi sui precipizi” passando per un bel “rotolamento sui muschi“.



Tra l’altro, è un vero peccato per gli atteggiamenti, perché in questo video, ci sono delle splendide riprese del canyon Fjaðrárgljúfur e di altre cascate della regione del sud.

Prospettive del Fjadrargljufur
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